ABC ...

"L'uomo libero è colui che ha molti obblighi verso gli altri, verso la città e verso il luogo in cui vive" (M. Benasayag)

mercoledì 17 aprile 2013

PERCORSOpiedibusLINEAbluEDarancione

IL PERCORSO DEL PIEDIBUS DI PUTIGNANO LINEA BLU



... Capolinea Via V. Petruzzi angolo Via A. Volta ...




... si percorre Via Petruzzi e si svolta per Viale della Repubblica ...



... continuando per Via P. Sbiroli si arriva alla prima Fermata ...



... attraversata Via P. Sbiroli si va per Via GF. Angelini ...



... da cui si arriva alla seconda fermata (Monumento a Padre Pio) ...



... continuando a camminare si è arrivati in Piazza Principe di Piemonte e si prosegue su Corso Umberto I ...



... arrivati a Piazza XX Settembre troviamo la terza Fermata ... 



... e passando davanti al Municipio ...



... si arriva in Via Roma ...


... e camminando e chiacchierando, si arriva a SCUOLA ...




... e viceversa.



IL PERCORSO DEL PIEDIBUS LINEA ARANCIONE


... Capolinea in via N. Sauro incrocio Via C. Battisti ...





... si scende via N. Sauro per raggiungere la prima Fermata ad angolo con via F.lli Bandiera ...




... continuando per via F.lli bandiera si gira in via Leopardi per poi ..



... svoltare giù per via della Conciliazione ...



... dove si giunge alla seconda Fermata, e via ...



... giunti alla fine di via della Conciliazione, poi si sale per via G. Pastore ...



... e salendo salendo si attraversa via S. Antonio ...



... e si arriva alla terza fermata davanti al tribunale in via Roma ...




... e camminando e chiacchierando siamo quasi arrivati a scuola ...




... siamo a SCUOLA ...





... e viceversa.

GRAZIE RAGAZZI E VOLONTARI PER LA COLLABORAZIONE

lunedì 15 aprile 2013

SCUOLAdiIERIeDIoggi


... ieri



La scuola che meglio conosciamo, per averci vissuto almeno 5 anni, è la scuola elementare.

I luoghi

La maggior parte di noi genitori ha frequentato la scuola elementare nel proprio paese. 
Queste scuole ci sono ancora oggi.

Struttura della scuola

Le aule, erano per lo più grandi, spaziose e luminose, solo qualcuna era piccola. I banchi erano in legno o in metallo e malridotti, ed avevano posto per due persone. Solo in alcuni casi c’erano aule speciali o laboratori, mai usati. Il numero degli alunni variava, ma per la maggior parte, superava i 25. Inoltre le classi erano o di soli maschi o di sole femmine. Nella classe c'era la presenza di un solo insegnante, la maggior parte maestri maschi.

Regolamento

Il vestiario prevedeva il grembiule bianco per le donne, blu per i maschi, con indicazione della classe che si frequentava. L’orario scolastico prevedeva, 4 ore al giorno di lezione. In un periodo, c’era il doppio turno, uno di mattina (8:30-12:30) ed uno pomeridiano (13:00-17:00). L’inizio dell’anno scolastico era a ottobre e si finivano a giugno. I libri erano grossi, erano pochi, gratuiti, ma non molto illustrati, per lo più in bianco e nero.

L’insegnamento

Gli insegnanti, erano severi, ma anche bravi e simpatici. Si imparava a scrivere con le aste e con alfabetieri a cartelloni. Molte erano le punizioni: si ricevevano bacchettate sulle mani, si andava dietro la lavagna o fuori dalla classe, tirata di orecchie, c’erano compiti in più o castighi, note, “colloqui “ con la direttrice ed espulsioni.

Lo studio

Si studiava in cucina o in salotto, per chi lo aveva. Come mai? Forse non avevano una camera personale, o solo la cucina era calda. Non si era seguiti dai genitori, si studiava al pomeriggio, ma anche alla mattina.



... oggi



Luoghi

Le scuole elementari oggi sono quasi le stesse, aggiungendo eventualmente quello che era diverso. Ieri non c'erano, mentre oggi ci sono anche ragazzi stranieri.

Struttura della scuola

Le aule sono grandi e spaziose, luminose e decorate con i nostri disegni, con cartine... Ci sono laboratori per esempio quella di scienze, di informatica, la palestra ecc.. Come massimo ci sono 18/20 alunni per classe. 5/6 insegnanti (quasi tutte donne): alcune come quelle di più lunga carriera più severe e urlano spesso; le altre sono più carine e buone e soprattutto più pazienti. Quella principale sceglie con chi devi andare in banco.

Regolamento

Ognuno si veste come vuole (grembiule delle Winx, ben teen, ecc.). Le lezioni iniziano alle 8:00 e finiscono alle 13:00; quindi cinque ore circa di scuola al giorno. In alcuni paesi nei dintorni  ci sono scuole a tempo pieno ma il sabato non c’è scuola. La scuola inizia circa alla seconda settimana di settembre e finisce alla seconda settimana di giugno. I libri sono fini e molto illustrati, sono circa quattro o cinque, sono per tutti gratuiti. Si impara a scrivere e leggere in prima elementare. Le punizioni quasi non esistono (e quando ci sono, i genitori quasi picchiano  le maestre). Se qualcuno dimentica per la prima volta un compito non succede niente, per la seconda deve fare un compito in più, e per la terza, riceveva una nota sul quaderno, più un compito in più.

Lo studio

Si  studia a casa nella propria cameretta, dopo mangiato, con la mamma e i compiti sono più scritti che orali.


… Scuole a confronto

In pochi aspetti le scuole elementari di noi genitori o dei nonni assomigliano a quelle di oggi: le aule grandi, in parte gli orari di lezione, i banchi. Numerose invece sono le differenze. Ora ci sono molti laboratori, che vengono utilizzati e soprattutto la palestra. Il numero di alunni nelle classi, oggi, arriva al massimo a 20, ed hanno più maestri (5/6) quasi uno per ogni materia,quindi ragazzi seguiti meglio. L’anno scolastico inizia prima, in settembre. Forse però ci sono più vacanze. Quello che più colpisce sono le punizioni: oggi sono qualche compito scritto in più o delle comunicazioni alle famiglie, non certo bacchettate, tirate d’orecchie o altro. Un’ altra differenza importante è che oggi si può, se si vuole, studiare nella propria cameretta senza essere disturbati. Ieri invece si doveva studiare in cucina tra pentole e fratelli, non certo in silenzio e in pace come si può fare oggi e senza l’aiuto delle mamme. Anche le scuole dei ragazzi venuti da altri paesi hanno sicuramente numerose differenze rispetto alle nostre.

sabato 13 aprile 2013

BENVENUTOinPIEDIBUS

... dai che si parte con il PIEDIBUS a Putignano ...


Il Piedibus è il modo più sano, sicuro, divertente ed ecologico per andare e tornare da scuola.
E’ un autobus umano, formato da un gruppo di bambini “passeggeri” e da adulti “autisti” e “controllori”.
Giovedi 18 aprile 2013 a Putignano parte il piedibus che permetterà agli alunni delle elementari di andare a scuola a piedi in gruppo e accompagnati da genitori volontari oltre ad alcuni degli organizzatori di Legambiente di Putignano.
Il piedibus è dedicato agli alunni delle scuole elementari e medie. Per questi ultimi sarà sperimentato addirittura il bicibus.
Il servizio permetterà ai ragazzi di andare a scuola a piedi tutti insieme, accompagnati da genitori volontari. Sono stati definiti i nuovi percorsi o linee con le relative “fermate” del piedibus che saranno contrassegnate con idonei segnali , ovvero i punti di raccolta dei ragazzi, da dove poi si procederà lungo il paese verso la scuola e viceversa.
Di tutto questo, tra gli aspetti evidenziati nel corso della presentazione del nuovo progetto infatti, è emersa la funzione sociale, relazionale ed empirica dell’andare a scuola in compagnia e l’effetto contenitivo che potrebbe avere nei confronti del traffico automobilistico, spesso ingolfato soprattutto negli orari di entrata e uscita da scuola.
Il nuovo piedibus coinvolge gli alunni degli istituti comprensivi Minzele-Parini e De Gasperi-Stefano da Putignano.
Il bicibus, invece, sarà attivo solo per la scuola media Stefano da Putignano,  e funzionerà esattamente come il piedibus, con due accompagnatori, uno in testa uno in coda, sempre con le pettorine, sempre con le linee e le "fermate".


Per fare movimento
Imparare a circolare
Esplorare il proprio paese
Diminuire traffico e inquinamento 
Insieme per divertirsi
Bambini più allegri e sicuri di sè
Un buon esempio per tutti
Svegliarsi per bene e arrivare belli vispi a scuola

dal sito: www.piedibus.it

martedì 9 aprile 2013

GITAd'istruzione

... non si finisce mai di imparare.


CASTELLO NORMANNO-SVEVO DI GIOIA DEL COLLE


STORIA
Esso fu prima un feudo dei Normanni, poi un demanio degli Svevi, infine possedimento del Principato di Taranto, poi dei Conti Acquaviva d’Aragona di Conversano ed in ultimo dei Principi De’ Mari di Acquaviva delle Fonti.
ORIGINI BIZANTINE
Il nucleo originario del castello, corrispondente all’ala settentrionale, fu di originato in epoca bizantina, risalente al IX secolo. Esso consisteva di un recinto fortificato di forma rettangolare in pietra calcarea e carparo rosso. Era presente un piccolo cortile, adiacente alla muraglia meridionale, che si apriva verso l’esterno in quella che adesso è piazza dei Martiri del 1799. Il castello aveva la funzione principale di dare riparo alla popolazione in occasione di scorrerie di genti nemiche.


PERIODO NORMANNO
Il castello venne poi ampliato da Riccardo Siniscalco, Siniscalco (titolo di alto funzionario reale o imperiale presso i Normanni) dei duchi di Puglia e primo feudatario del territorio dell’odierna Gioia del Colle. Il documento più antico in cui viene fatta menzione del castello risale al 1111, sembrerebbe quindi che l’intervento normanno risalga al 1087. Riccardo Siniscalco trasformò il nucleo originario in residenza nobiliare, allargando il cortile e recintandolo con un solido muro, e costruendo una delle torri, la torre “De’ Rossi”, sull’angolo Sud-Ovest. Il re Ruggero II, sempre di stirpe normanna, ne modificò parzialmente la fortificazione.
Il castello e l’abitato circostante vennero, poi, distrutti da Guglielmo I il Malo, quando questi recuperò il potere sulla terra di Bari.
PERIODO SVEVO
La sistemazione attuale si deve a Federico II di Svevia, il quale attorno al 1230 rifondò il castello di ritorno dalla IV crociata in Terrasanta e conferendone la struttura quadrangolare con cortile interno e quattro torri angolari, tipica dei castelli federiciani. Il castello così voluto dall’imperatore faceva parte della rete di residenze e fortificazioni disseminate nel territorio dell’Italia Meridionale, dallaCapitanata fino alla Sicilia, destinate al controllo militare delle fertili regioni del regno. Per tutta l’età sveva, infatti, il castello di Gioia del Colle fu sede di una guarnigione militare e solo pochi ambienti erano lasciati liberi e a disposizione del sovrano. Da alcune cronache e testimonianze sembra, tuttavia, che il puer apuliae amasse risiedere nel castello di Gioia per le sue battute di caccia nei boschi gioiesi.


PERIODO ANGIOINO E ARAGONESE ED ERA MODERNA
Con la sconfitta di Manfredi alla battaglia di Benevento nel 1266, l’egemonia sveva sull’Italia meridionale terminò. Il castello di Gioia del Colle seguì le medesime sorti. Dopo gli Svevi, esso passò quindi sotto il dominio degli Angioini e degli Aragonesi. Dopo Manfredi, secondo la leggenda nato a Gioia del Colle, il castello divenne quindi proprietà dei Principi di Taranto fino al '400, dei Conti diConversano fino al '600 e dei Principi di Acquaviva fino agli inizi del '800. Nel corso di questi secoli il castello fu trasformato da costruzione militare a dimora residenziale ed adattato alle nuove esigenze abitative, avendo perso ogni importanza militare e civile, pur mantenendo il suo impianto strutturale. Dal '600, perdendo man mano importanza, il castello cominciò una lunga fase di degrado e a subire deturpazioni, mantenendo tuttavia la struttura originaria a differenza di altri castelli di Puglia, che subirono vari adattamenti adeguandosi a nuove esigenze militari. Per questa ragione il castello di Gioia del Colle costituisce una delle testimonianze più fedeli del periodo normanno-svevo.
ERA CONTEMPORANEA 
Il castello divenne di proprietà di Donna Maria Emanuela Caracciolo nel 1806 fino al 1868. Nel 1884 fu comprato da Daniele Eramo, mentre agli inizi del XX secolo passò al marchese di Noci, Orazio De Luca Resta, il quale richiamò l’attenzione sul monumento, promuovendone il restauro, ed in seguito lo donò al comune di Gioia del Colle. A questo periodo risalgono i primi lavori di restauro effettuati dal 1907 al 1909 da parte dell’architetto Angelo Pantaleo, sotto l’egida del Ministero delle Belle Arti, che miravano a recuperare l’aspetto originario, effettuando tuttavia delle ricostruzioni arbitrarie impostate su un'immagine stereotipa del Medioevo: tra queste le monofore, le bifore e le trifore che si aprono nelle torri e nelle cornici attorno al cortile, nonché il trono e il caminetto presente nella stessa sala.
Nel 1957 il castello, molto malridotto, venne acquistato dal Ministero della Pubblica Istruzione e annoverato tra i monumenti nazionali.
Alla fine degli anni '60 il castello è stato nuovamente restaurato, a seguito di alcuni crolli successivi all'intervento del 1907, questa volta ad opera dell’ingegnere Raffaele De Vita, rendendolo infine visitabile come monumento ma anche atto ad ospitare attività culturali.
Dal 1977 il castello è sede del Museo archeologico nazionale di Gioia del Colle. Per un breve periodo, inoltre, il castello ha ospitato la Biblioteca comunale "Don Vincenzo Angelilli".


La leggenda di Federico II e Bianca Lancia



Federico II e Bianca Lancia d'Agliano si conobbero nel 1255 pochi mesi dopo l’infelice matrimonio tra l’imperatore Jolanda di Brienne, e condussero una relazione dalla quale nacque Manfredi di Sicilia, che erediterà il trono di Sicilia. Secondo la leggenda tramandata da padre Bonaventura da Lama e ripresa dallo storico Pantaleo, durante la gravidanza di Manfredi, Bianca Lancia fu imprigionata nelle segrete del castello di Gioia per un atto di adulterio, o per gelosia da parte di Federico II.
Dopo aver partorito, a causa dell’offesa arrecatale da Federico, Bianca Lancia si uccise con un pugnale dopo essersi recisi i seni, che mandò all’imperatore su un vassoio assieme al neonato Manfredi. Si tramanda che il suo corpo fu tumulato nella prigione, ma nessuna tomba è stata mai trovata. Sono invece visibili due rotondità a forma di seni, scolpite su un blocco di pietra lungo la muratura interna esposta ad Est.
Stando alla storia, invece, nel 1246 Federico sostava presso il castello di Gioia provenendo da Foggia, dove trovò l'amante molto sofferente. Questa gli chiese di legittimare i tre figli avuti dalla loro relazione e Federico, nel frattempo vedovo della terza moglie Isabella, si unì a lei con un regolare matrimonio consentendole di essere imperatrice per pochi giorni. Secondo la Chronica di fra' Salimbene da Parma, invece, il matrimonio avvenne nel 1250, poco prima della morte dell'imperatore.

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UNaltroSABATOinsieme

... e vai, sempre meno








... manca solo Mimmo Pinto che è andato a scaricare la legna raccolta.

UN GRAZIE PER IL SERVIZIO FOTOGRAFICO DI LUIGI BRUNO. GRAZIE ANCHE A TE PICCOLO CICCIO.